Compagnia: COMPAGNIA DEI GIOVANI
INDOVINA CHI VIENE A CENA
commedia in due atti di David Conati
regia Michele Torresani
Piero è un giovane impiegato che da sei mesi ha deciso di convivere con il proprio nuovo amore all’insaputa di sua madre, donna autoritaria e bigotta. La coppia, appena rientrata da una splendida settimana di vacanza a Ibiza, trova un messaggio in segreteria della madre di Piero la quale, impaziente di conoscere la futura nuora, avvisa con tono perentorio che passerà a casa loro per cena la sera stessa. Il coinvolgimento di un’intrigante vicina di casa e l’arrivo inatteso del capoufficio di Piero daranno origine a una serie di spassosi equivoci che travolgeranno come un vortice i pregiudizi iniziali, facendo di Indovina chi viene a cena! una commedia brillante non solo di grande divertimento ma al contempo capace di aprire, con leggerezza giovanile, spunti di riflessione su temi molto contemporanei …
BEATRICE
di Stefano Benni
regia Michele Torresani
Breve e divertente monologo interpretato dalla giovane e promettente Irene Allegranti sull’angelicata storia d’amore di Dante Alighieri raccontata dall’originale punto di vista di una Beatrice molto “contemporanea”.
COMUNI MORTALI
regia di Michele Torresani
commedia ironica e dissacrante in due atti di Tiziano Scarpa (premio Strega 2009) che prende spunto dall’odierna precarietà del lavoro giovanile che spinge il protagonista a rivolgersi ad un’agenzia di pompe funebri, settore erroneamente ritenuto al riparo dalla crisi economica, ma che in realtà ne è coinvolto in pieno a causa dell’allungarsi della prospettiva di vita. Uno spettacolo paradossale in cui chi ha quotidianamente a che fare con la morte è vivo mentre noi “comuni mortali”, più che vivere davvero, non ci rendiamo conto che in realtà sempre più spesso stiamo solo “sopravvivendo”
FRATTURE
lettura drammatizzata in atto unico liberamente tratta dal romanzo di Irìt Amiel sul tema degli “scottati” dalla Shoa dell’editore Keller, premio nobel per la letteratura 2010
regia di Michele Torresani
Sono molte le vite che popolano questo breve ma intenso romanzo di Irit Amiel, sopravvissuta alla Shoah dopo aver passato i primi anni della guerra rinchiusa nel ghetto di Cestocowa. Una scrittura densa e poetica che le è valsa l'inserimento nella rosa dei candidati all'edizione 2009 del NIKE, il più prestigioso premio letterario polacco. Il presente "s'incontra e si mescola con il passato", fioriscono episodi, memorie, miniature, sogni. Le fredde campagne polacche e le strade buie delle città, in cui echeggiano i passi delle pattuglie tedesche, si alternano al sole e alle brezze mediterranee in un continuo dialogo tra ieri e oggi, tra la Polonia - terra della perdita - e Israele - terra della rinascita - tra gli scomparsi e i sopravissuti, tra i padri e i figli, tra i nemici e gli amanti. Ritornano i temi del dolore, del recupero della vita, della voglia di ricominciare, dei fantasmi che ricompaiono, dell'amore, ma quel che più colpisce è che Irit Amiel ci dimostra come sull'Olocausto non sia già stato detto tutto. Le nuove parole e le esistenze di Fratture ci introducono nel mondo ancora poco conosciuto degli "scottati", ovvero di chi è stato lambito ma non divorato dal fuoco della distruzione, e ci regalano un'altra importante lezione sull'essere umano e sulle sue aspirazioni alla felicità e alla vita.
CLUB MOULIN ROUGE
musical di Michele Torresani
trasposizione contemporanea adolescenziale della storia del celebre locale parigino sulle ambizioni di due giovani: un timido scrittore e un’aspirante attrice e ballerina stroncata da un male incurabile
Regia Michele Torresani
Il progetto di messinscena di questo spettacolo nasce dall’attrazione esercitata dalle tematiche che hanno ispirato le numerose opere narrative, pittoriche, filmiche dedicate al mito delle celebre sala da ballo parigina di Mont Martre. Consci della difficoltà dell’operazione che andavamo ad intraprendere ci siamo proposti di seguire alcune tracce che hanno costituito le idee-guida di questa nostra proposta: la forza e la potente connessione di valori quali l’amore, la libertà, la verità e la bellezza è stata infatti estremizzata scegliendo come protagonisti di questa tragica storia d’amore degli interpreti molto giovani, evidenziando così nella sua attualizzazione l’odierna precocità adolescenziale tanto nella purezza del sentimento, nella tensione alla realizzazione personale e artistica, quanto nella drammaticità della mercificazione della bellezza e dell’epilogo che consegnerà l’estrema e più grande verità che si possa imparare nella vita: “amare e lasciarsi amare”. Ci è sembrato perciò particolarmente interessante ambientare la storia d’amore tra un aspirante scrittore e una ballerina che sogna un futuro d’attrice, all’interno del Club Moulin Rouge, un locale che fa del suo nome un esplicito ammiccamento all’attrazione spesso stretta tra arte, sensualità e interesse, con uno sguardo che rimandasse con maggiore vicinanza temporale tali tematiche alla nostra realtà, tramite le numerose corrispondenze riscontrate col periodo della rivoluzione culturale avvenuta all’insegna della libertà a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70.
ZORRO UN EREMITA SUL MARCIAPIEDE
liberamente tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini
L’obiettivo che ha ispirato il lavoro è stato l’avvicinarsi al mondo dell’emarginazione per provare a comprendere maggiormente le ragioni che sempre più spesso oggi possono portare, gradualmente o in maniera traumatica, a varcare quel confine di socialità chiamato vita di strada. Forse non abbiamo mai considerato la prospettiva, ma spesso i senza fissa dimora rappresentano uno specchio della nostra esistenza. Come dice la Mazzantini “sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. L’emarginazione è una possibilità che appartiene a tutti. Siamo barboni fortunati perché abbiamo le nostre case, ma conserviamo i tratti disturbati e l’inquietudine dell’erranza, vaghiamo con gli occhi, sentenziamo sul mondo, abbiamo le nostre ossessioni i nostri riti. Ogni giorno corriamo il rischio di perderci, di non trovare più la strada del ritorno.” Con Zorro proponiamo di sensibilizzarci rispetto alle problematiche che contraddistinguono la vita di strada, stanando la paura per questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare, per cercare di viverlo un po’ meno da “cormorani”, spietata metafora con cui Zorro apostrofa l’uomo comune per la sua tendenza a seguire la massa e a “concimare” il mondo che ci ospita.
AMLET
La Compagnia dei Giovani - Trento
presenta AMLET
spettacolo in salsa comica, le disavventure di 1 regista e 6 attori alle prese con l'Amleto di W.Shakesperare
regia di Michele Torresani
Lo spettacolo prende spunto dalla fatale attrattiva e dalle inevitabili difficoltà che può suscitare in un regista e nella sua giovane compagnia la messinscena del grande classico, uno dei testi sacri per i teatranti se non il testo teatrale per antonomasia. Si è deciso infatti di affrontare l’Amleto, optando per una scelta metateatrale spiccatamente comica che mettesse in scena in maniera autoironica proprio le disavventure artistiche di un regista alle prese con l’allestimento del testo shakespeariano. La struttura drammaturgica è l’esito di una lunga ricerca testuale sulle riscritture ironiche filmiche e teatrali novecentesche dell’Amleto, con un risultato che alludendo alla scansione originale della tragedia, ripercorre in cinque brevi atti le varie fasi di una simile “impresa”, dalla composizione di uno scalcagnato cast, sino alla messinscena finale in bilico tra finzione e realtà. Con una concezione in stile “cinematografico” di montaggio scenico, le divertenti caratterizzazioni di personaggi accomunati dall’irrinunciabile passione per il teatro, ci svelano il backstage del loro Amleto scorazzando a ritmo sostenuto dalle problematiche di budget alle forzature più improbabili del “necessario” adattamento/attualizzazione del testo, ironizzando sui metodi di preparazione, le “paturnie”, le invidie degli attori e sulle fissazioni dei registi nel processo creativo.
Lo spettacolo, nato sull’entusiasmo del successo ottenuto con una versione breve (18 minuti) in occasione del concorso internazionale di regia Fantasio Piccoli nel 2008, è stato sviluppato successivamente nella forma di un’opera della durata di 1 ora che è stata molto apprezzata a livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti individuali e collettivi culminati con l’invito a rappresentare il teatro italiano ai Festival Internazionali di Rezekne (Lettonia - settembre 2010) e Paderborn (Germania – maggio 2011). Amlet è uno spettacolo che piace moltissimo soprattutto ai giovani e ai teatranti per il suo alto ritmo comico e il suo carattere meta teatrale.
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