Compagnia: G.A.D CITTA' DI TRENTO
GLI INGANNATI
due atti degli Accademici Intronati di Siena
adattamento Luigi Lunari
anno 1531
Questa “favola” (così venivano chiamate le rappresentazioni teatrali nel Rinascimento) è una delle più belle e fortunate commedie del cinquecento italiano. E’ uno scherzo teatrale giocoso scritto a più mani (pare in poco più di tre giorni) dagli “Accademici Intronati” e dedicato al pubblico femminile della città di Siena, che vede la sua prima messa in scena nel 1531.
In questa opera sono mescolati i principali argomenti presenti nel teatro comico cinquecentesco: un fitto intrigo di equivoci e travestimenti, l’atmosfera ardente dell’ amor giovanile, la satira del falso letterato, le patetiche smancerie dei vecchi fino all’ aggressiva sguaiataggine dei servitori che sono preannuncio ai lazzi comici e spassosi della commedia dell’arte.
Lelia per riconquistare l’amore di Flamminio non esita a andare contro tutte le regole sociali del tempo, vestendosi da uomo e presentandosi a lui in veste di gentiluomo. Da questo fatto prendono l’avvio equivoci, fraintendimenti, malintesi, ambiguità che danno origine agli spunti divertenti e talvolta ridicoli del tema umoristico principale del Rinascimento: la lotta d’Amore fra giovani e vecchi.
L’intreccio di motivi farseschi, satirici, sentimentali e quasi romanzeschi spiega la straordinaria fortuna goduta nel tempo da questa opera teatrale, tanto da far ritenere che possa essere stata fonte per la commedia di William Shakespeare: “La dodicesima notte”
STAVA 1985
L'OPERA
Si è preso spunto dalle sacre rappresentazioni medievali per proporre un allestimento rigoroso e suggestivo con una scenografia che riesca a fondere sul palcoscenico i luoghi deputati alla messa in scena.
IL SENATORE FOX
due atti di Luigi Lunari
Il dott. Fox si presenta candidato
al senato in un collegio che è ritenuto sicuro.
A casa sua arrivano autorità e personaggi interessati a nuovi e futuri equilibri
politici per discutere di programmi, posti, clientele, iniziative pubbliche,
affari, ecc. e Fox, da politico navigato, è disposto a ascoltare cercando
soluzioni che possano accontentare tutti.
Quello che per lui è invece sacro e intoccabile è l'onore della sua famiglia e a quello non è disposto a passare sopra per niente al mondo.
Una satira pungente dell'ambiente politico, ma in special modo della corruzione e della bassezza umana che predica bontà e meriti validi per gli altri, ma non per se stessi.
L'AFFARISTA MERCADET
LA BROCCA ROTTA
di Heinrich von Kleist
regia di Alberto Uez
Heinrich von Kleist (1777-1811) è uno dei più importanti scrittori e drammaturghi del “romanticismo” tedesco, tanto da poterlo accostare a Schiller e Goethe. Tutti i suoi lavori drammatici rispecchiano forti conflitti e crisi sia nelle vicende che nei personaggi. La sua inquietudine esistenziale lo porta ad una vita agitata, infelice e girovaga sino al suicidio sulle rive del lago Wannsee. “La brocca rotta” (1808) è l'unica opera di impronta comica dell'autore tedesco, dove emerge tutta la sua abilità di costruttore di personaggi e meccanismi teatrali.
La popolana Marta Rull, allarmata da sordi rumori provenienti dalla stanza della figlia Eva, accorre e sorprende un individuo che rapido fugge dalla finestra. A terra giace la sua brocca, oggetto a cui è affettivamente molto legata, irreparabilmente rotta… Da questo burrascoso ritrovamento prende inizio la vicenda che coinvolge molti compaesani, dal giovane Rubert, fidanzato di Eva, all’anziano giudice Adamo chiamato a dirimere la matassa di equivoci e sospetti. L’azione si svolge come una sorta di indovinello con un ritmo sempre crescente. Kleist descrive un affresco giudiziario paesano delizioso e pungente in cui lo spettatore viene coinvolto attraverso una catena di menzogne e sotterfugi, mezze verità e false confessioni, accuse infondate e ritorsioni fino allo scioglimento finale crudelmente allegro.
La scena si apre e sviluppa nell’abitazione-tribunale del giudice dove Adamo si muove e accoglie i protagonisti di questa grottesca vicenda. Elementi costitutivi dell’ambiente sono il legno e la luce. Sedie accatastate e strutture di legno sottolineano e rinforzano l’idea della confusione imperante durante tutta la commedia, costruendo una situazione in cui il potere giudiziario e i suoi rappresentanti incombono su querelanti e indagati, definendo inoltre i livelli gerarchici che dividono le autorità tra di loro e dal popolo. Le grandi lanterne simboleggiano la Verità messa in luce dalla Giustizia, ma allo stesso tempo gettano e diffondono le sinistre ombre del dubbio e dell’inganno.
SACCO E VANZETTI
Questa versione della storia di Sacco e Vanzetti si attiene rigorosamente alla realtà della cronaca. I fatti si sono svolti così come li raccontiamo, i nomi e i personaggi sono tutti reali. Le date e i luoghi sono scrupolosamente rispettati.
L'opera teatrale descrive uno dei più gravi delitti "legali" americani del ‘900, un misfatto giuridico che ha provocato scioperi e manifestazioni di protesta in tutto il mondo civile. Solo nell’Italia fascista, il fatto passò sotto silenzio.
Il pubblico viene coinvolto dall'idealismo e dalla forza d’animo dei due operai anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti e condannati alla sedia elettrica da un tribunale nel 1927, sebbene innocenti, dopo sei anni di inutile e angosciosa attesa nel braccio della morte. Ideali e forza che emergono dai documenti dell’epoca, dall’istruttoria, dalle risultanze processuali e dai colloqui che ebbero in carcere col proprio avvocato e con i familiari.
Romain Rolland (premio Nobel per la letteratura 1915) a proposito della condanna dichiara:
Io non sono americano, ma amo l’America e accuso di alto tradimento verso gli Stati Uniti quegli uomini che hanno insudiciato la bandiera di questo paese davanti agli occhi del mondo commettendo questo crimine giudiziario.
É un teatro della realtà, un "dramma documento" dal grande valore simbolico e civile che ci ricorda come persino le istituzioni democratiche più avanzate possano essere causa di incomprensibili ingiustizie sociali.
La messa in scena, che si serve di immagini d’epoca alternate a quadri teatrali e video proiezioni, mantiene la vocazione documentaristica del testo.
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